Manifesto
AGAve definisce convenzionalmente MANIFESTO una sintesi di concetti in cui tutti gli associati si riconoscono, nella libera condivisione di opinioni, propositi e approcci alla professione nel rispetto delle diverse individualità che la compongono.
AGAve, attraverso il MANIFESTO, non ha alcuna pretenziosità né presunzione di fondare né una scuola di pensiero, né una nuova avanguardia architettonica. Non è da confondersi con lo Statuto dell’associazione. Il MANIFESTO è l’espressione sinottico/sintetica dello spirito e dell’identità dell’associazione.
Gli associati, nell’accettazione dei punti del MANIFESTO, si dichiarano deontologicamente consapevoli dei suoi contenuti allo scopo di perseguire comuni obiettivi in forma di libera collaborazione e libera propositività.
under 40 – essere esordienti, lavorare per costruire l’esperienza necessaria alla professionalità – avere idee e punti di vista che conservano degli ideali e volontà di manifestarli in un ambito in cui operano figure professionali già consolidate – autotutela e appoggio reciproco, scambio di esperienze e libere opinioni, autopromozione, sono gli elementi che la forma associativa ingloba in una base comune per il difficile e impegnativo avvio alla professione libera/subordinata in rapporto alle istituzioni, alla committenza e alla collettività
obiettivi – risoluzione di problematiche connesse alla professione – valorizzare la figura dei giovani architetti – promuovere formazione professionale continua – divulgazione della cultura architettonica e urbanistica –- promozione di una politica di partecipazione – incentivare rapporti di solidarietà creare una rete di rapporti con analoghe associazioni per un coordinamento nazionale e a più livelli – autonomia e non dipendenza dagli gli ordini professionali
a-partitica – urbanistica e politica sono inscindibili – il confine fra urbanistica ed architettura è labile - AGAve non intende tralasciare quanto sopra, vi si pone con approccio tecnico e non aderisce a nessun partito politico – l’imparzialità favorisce un punto di vista obiettivo per una coscienza etica dell’operare – dibattito e confronto prettamente politici sono rimandati esternamente ad AGAve, in sede più opportuna – AGAve si impegna il più possibile in questo senso senza la pretesa di forzare le vocazioni politiche degli associati che sono liberi di esprimersi sul piano di confronto aperto consenso sociale – ogni intervento atto a modificare l’assetto di un luogo dovrebbe avere il consenso della società – gli abitanti di un luogo e la collettività hanno il diritto di esprimersi su argomenti che riguardano uno degli aspetti principali per la qualità della vita – dialogo, confronto, promozione della cultura architettonica e informazione alle tematiche territoriali, urbanistiche e architettoniche sono strumenti per favorire il consenso sociale di cui l’architetto è interprete
eterogeneità intellettuale – percorsi di studi, scelte, esperienze lavorative, talenti e personalità diverse: sono alcuni dei fattori determinanti l’eterogeneità – è giusto che tali differenze permangano affinché ognuno possa dare il proprio apporto costruttivo e sia libero di esprimersi con il confronto e il reciproco apprendimento – si sostiene un approccio critico e progettuale eterogeneo ai temi affrontati perchè l’architettura è una disciplina tanto tecnica quanto creativa
rinnovamento – sia professionale sia in ambito territoriale e urbano – fare architettura implica anche inventare, sperimentare, aprirsi a molte discipline, integrare, aggiornare – nel contesto territoriale e urbano il tempo obbliga a cambiamenti necessari, frutto di mutamenti nelle dinamiche socio-economiche, nel grado di evoluzione tecnica e scientifica – architetto come mediatore consapevole e responsabile tra la necessaria tutela del patrimonio storico- architettonico, la sua conservazione e l’ineluttabile spinta al rinnovamento e alla sperimentazione, nel rispetto dei luoghi e dei suoi abitanti – multidisciplinarietà
etica del fare architettura – il lavoro di architetto implica una responsabilità culturale, esprime dei valori collettivi di cui l’architetto ne diventa l’interprete e mediatore – le città raccontano storie di civiltà, etica per la qualità della forma urbana e del territorio si traduce nel rispetto delle peculiarità socio-morfologiche e storiche dei luoghi, valori diametralmente opposti alla logica della speculazione a scapito di realtà e identità culturali spesso secolari
